COVID-19: SANIFICAZIONI URBANE CON L’AUSILIO DEGLI AGRICOLTORI E DELLE LORO MACCHINE IRRORATRICI, PRATICA PERICOLOSA PER L’AMBIENTE E LA SALUTE PUBBLICA.

Per l’emergenza causata dal Covid-19 e la necessità di effettuare interventi di sanificazione su strade ed aree pubbliche; alcuni Comuni hanno consentito a singoli agricoltori locali o gruppi di agricoltori, appartenenti ad organizzazioni di produttori, di intervenire.  Questo ha esposto i cittadini a grave pericolo per la salute, oltre a causare inquinamento ambientale e mettere a serio rischio la funzionalità dei depuratori.

L’attività di disinfestazione, regolamentata da uno specifico codice (ATECO), è disciplinata dalla rigida normativa di settore (D.M. n. 274/1997 e Legge n. 82/1994), la quale individua gli specifici requisiti che devono possedere le imprese specializzate per l’esecuzione degli interventi.

Gli interventi eseguiti da singoli agricoltori locali o gruppi di agricoltori, appartenenti ad organizzazioni di produttori, non hanno necessarie competenze tecniche e professionali, ed utilizzano mezzi ed attrezzature assolutamente non idonei alla disinfezione in ambiti urbani.

In data 18 marzo 2020 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che tiene conto dei pareri dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha emanato “Le indicazioni tecniche per la pulizia degli ambienti esterni e dell’utilizzo di disinfettanti nel quadro dell’emergenza Covid-19 e sue evoluzioni”.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), conferma l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia delle strade con saponi/detergenti convenzionali, evitando la produzione di polveri e aerosol. Inoltre, valuta la “disinfezione” come una misura la cui utilità è dubbia, poiché non è assolutamente certo che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del virus Covid-19.

Sempre secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), utilizzare l’ipoclorito di sodio non dà garanzie di   distruzione del virus su superfici esterne (strade) ed in aria; a differenza delle superfici al chiuso.

L’A.R.P.A. Piemonte si è pronunciata negativamente in merito all’uso massivo dell’ipoclorito di sodio, per la disinfezione delle strade. Addirittura la considera una pratica dannosa per l’ambiente se non opportunamente gestita.

L’ipoclorito di sodio è una sostanza corrosiva per la pelle e dannosa per gli occhi. L’uso massivo, per la sanificazione delle strade, potrebbe provocare un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con esposizione della popolazione e degli animali. È in grado di nuocere alla qualità delle acque superficiali, con ripercussioni sulla vita negli ambienti acquatici, ed alla qualità delle acque sotterranee per percolazione.

Particolari danni, causa alla funzionalità degli impianti biologici di trattamento delle acque, con conseguenze negative sulla qualità degli scarichi finali.

Inoltre l’ipoclorito di sodio, in presenza di materiali organici presenti sul pavimento stradale, potrebbe dare origine a formazione di sottoprodotti estremamente pericolosi e sostanze cancerogene volatili. Non è nemmeno possibile escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi, non volatili, che possono contaminare gli approvvigionamenti di acqua potabile.

Pertanto nel caso fosse necessario, l’utilizzo di ipoclorito di sodio nelle pratiche di pulizia delle superfici stradali e pavimentazione urbana, dovrebbe essere limitato a interventi straordinari.

Le concentrazioni di ipoclorito di sodio utilizzabili, nelle operazioni di disinfezione stradale e pavimentazione urbana, devono essere le stesse indicate per la sanificazione di oggetti e superfici soggette a contatto diretto con la popolazione, quindi va usato allo 0,1 %. Naturalmente l’uso è auspicabile, dopo la pulizia delle strade con un detergente neutro.

Il sistema di aspersione da utilizzare è quello per nebulizzazione a bassa pressione, che garantisce la somministrazione della soluzione in prossimità del manto stradale, evitando la formazione di aerosol e la dispersione nell’ambiente urbano per effetto “deriva” e “ruscellamento”.

Come per tutte le miscele, utilizzate per la cosiddetta sanificazione degli ambienti urbani di qualsiasi tipo, debbano essere preventivamente individuate e stabilite le caratteristiche di pericolosità per l’ambiente e le persone, compresi i lavoratori che le utilizzano, individuando le conseguenti misure di prevenzione e protezione sia per l’uomo che per l’ambiente.

L’utilizzo delle macchine irroratrici degli agricoltori, per le operazioni di sanificazione urbana, non è quindi una pratica eticamente e legalmente corretta.

Molte di queste macchine irroratrici, oltre a non garantire una pulizia radicale dentro e fuori, non sono omologate per la circolazione su strada pubblica o addirittura sono prive del controllo funzionale obbligatorio, previsto dal d. lgs. n. 150 del 14/08/2012, a cui bisognava adeguarsi entro il 26/11/2016.

Inoltre, la gran parte delle irroratrici utilizzate necessitano di essere adeguate, alle normative vigenti, prima della verifica funzionale obbligatoria.

Molti operatori agricoli non hanno usato D.P.I. (Dispositivi di Protezione Individuale) conformi alla categoria di rischio che presenta la sostanza chimica impiegata.

Utilizzare gli atomizzatori, con ventola centrifuga, per la diffusione dell’ipoclorito di sodio sino al quarto piano delle abitazioni è da incoscienti ed irresponsabili.

Sicuramente, gli Amministratori che hanno autorizzato tali pratiche dovranno risponderne in sede civile e penale.

Solo alcune Amministrazioni locali (es. Rutigliano – BA) hanno utilizzato, vista l’emergenza, macchine irroratrici nuove di fabbrica dotate di barre, a bassa pressione, per la distribuzione localizzata al manto stradale. Inoltre hanno seguito scrupolosamente “Le indicazioni tecniche per la pulizia degli ambienti esterni e dell’utilizzo di disinfettanti nel quadro dell’emergenza Covid-19 e sue evoluzioni”, pubblicate il 18 marzo 2020 dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Concludiamo riferendo che vi sono già, presso le Procure competenti, denunce a carico di Sindaci e di Agricoltori che, rispettivamente, hanno autorizzato e partecipato alle operazioni di sanificazione urbana. Diversi cittadini hanno filmato le operazioni di sanificazioni, ed in particolare le modalità di distribuzione, riprendendo anche le targhe dei mezzi agricoli utilizzati. Alcune Procure hanno aperto fascicoli, ed i reati contestati sono: disastro ambientale, getto pericoloso di cose, oltre a delitti colposi contro la salute pubblica.

Anche l’Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione (A.N.I.D.), con un comunicato del 26 marzo 2020 inviato a tutti i Comuni d’Italia, ha diffidato i Sindaci a non utilizzare le macchine irroratrici degli agricoltori per le operazioni di sanificazione urbana; ma a rivolgersi ad attività di disinfestazione, specifico codice (ATECO), disciplinate dalla normativa di settore (D.M. n. 274/1997 e Legge n. 82/1994), che individua gli specifici requisiti che devono possedere le imprese specializzate per l’esecuzione degli interventi.